mercoledì 11 febbraio 2015

Classe 1986 (ultima parte)

Gli anni dell’università sono stati atipici.
Ricordo di aver abbandonato l’aula del liceo, dicendo in seduta d’esame che avrei fatto ingegneria gestionale. Lanciai uno sguardo di sfida alla mia professoressa di matematica e andai via.
In realtà ad ingegneria non mi sono mai iscritta. Ho avuto paura. E Jacques, studente di ingegneria all’ennesimo anno fuori corso, non mi era proprio di aiuto.
E così scelsi Biotecnologie.
Il perché me lo sto chiedendo ancora oggi.

Non ho grandi imprese da raccontarvi, se non qualche prestazione ironica a qualche esame, le mie degenze in diversi ospedali pugliesi e le fatiche per conquistarmi la laurea triennale.
In tutto questo ormai Jacques non c’era più. Abbandonato nella sua Lancia Delta Bordeaux.

Ero single, potevo divertirmi. Ero libera. Cazzate. La rottura della storia con J mi buttò uno sconforto addosso che levati.
Lui nel frattempo aveva trovato consolazione tra le braccia di una mia amica.
Dimagrii tantissimo (ecco, forse dovrei soffrire per amore più spesso, unica dieta efficace che funziona sul mio corpo) e trovai conforto in diverse attività, ovviamente non sessuali.
La bici, la corsa, poi il mare…cose banali alle quali mi sono sempre aggrappata.

Fu mister X ad avvicinarmi al mondo della corsa. Mi bastò uno sguardo che mi lanciò mentre correva sul lungomare a convincermi in questa impresa.
Quell’estate la passai in fissa con lui. Senza nessuna vergogna, mi presentai a lui e gli manifestai tutto il mio interesse.
A volte mi chiedo che cavolo mi passa per la testa. E va beh.
Mister X era un imbecille patentato e a fine estate uscì con una mia amica. Meno male, fu lei a far da cavia e ad accorgersi di quanto la mia mira fosse stata sbagliata.

Poi conobbi Siamosoloamici. Un uomo molto più grande di me, del quale mi invaghii, ma dopo averlo baciato decisi che era meglio se rimaneva mio amico, piuttosto che farlo diventare il mio fidanzato.
Dopo un periodo decisamente no, di una durata non quantificabile, riuscii a laurearmi. Mi sentivo felice, la vita non era poi tutta contro di me.
Dopo due giorni la laurea, senza chiedermi se lo volessi veramente, mi iscrissi alla specialistica.
Non volevo pensarci troppo. Volevo studiare e basta. Mi sentivo Wonder Woman (dei poveri).
Tra un esame e l’altro, mi concedevo qualche viaggio, tanto mare, qualche storia impossibile e cose sempre nuove da fare, pensare, vedere, gustare, improvvisare.

In meno di due anni ho fatto 14 esami, scritto una tesi e svolto un tirocinio a Verona.
Verona, croce e delizia per nove mesi della mia vita. Un parto per capire che è bello stare lontani da casa, ma è anche bello ritornarci e provare a viverci.
Ed eccoci qui. Da qualche mese laureata, con un passato tutto sommato normale (????), un presente entropico e un futuro che è un mistero.
O quasi.

Domani è il mio compleanno, in questi ultimi giorni penso molto alla mia vita. Ecco il senso di questi post.
Un famoso scrittore di provincia mi ha detto che sono autocelebrativa.
Vero, non posso negarlo e non posso farne a meno. Sono questa: mi piaccio e mi maledico allo stesso tempo. Sono tutto e sono niente. La mia vita, con molte difficoltà, mi piace e voglio celebrarla per quanto questo mi è possibile.

Oggi ho quasi 29 anni, non so se assomiglio all'idea che avevo di me quando il mio corpo ha cominciato a cambiare nella forma, nei sentimenti e nei pensieri. Però mi piaccio.

Sono una mangiatrice seriale di biscotti, un' appassionata di medicina e scienza, un' innamorata folle di Fabio Volo e Michael Fassbender, una divoratrice di musica di ogni genere, una pensatrice professionista, una vittima perenne del colpo di fulmine, un' utopista logorroica paranoica, una minchiona di professione ma più di tutto…una precaria sentimentale.
Sono tutto quello che ho. Tutto quello che penso. Tutto quello che amo.

Ho un sogno nel cassetto che ogni giorno, o quasi, rispolvero: avere una vita vergognosamente libera e felice, anzi serena (perché la felicità è un'emozione effimera).
Ah, dimenticavo una cosa importantissima: scrivo per tenere a bada il caos. Siete ancora in tempo per fuggire.

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