lunedì 19 gennaio 2015

Agrado.

Mi chiamano Agrado perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri. Oltre che gradevole, sono molto autentica 
[Tutto su mia madre - film di Almodovar]

Comincia così il monologo che dovrò recitare stasera. Che vergogna
Ho avuto una settimana di tempo per impararlo, ma in realtà ho cominciato a studiarlo solo un'ora fa.
Lunedì scorso, Maloet ha proposto diversi monologhi. Ognuno era libero di sceglierne uno.

Ho scelto questo senza sapere cosa realmente dicesse, ma solo perché tra quelli proposti era l'unico film che avevo visto. Cioè mi ricordavo solo questa frase e ho pensato che, in un certo senso, potesse essere fatta su misura per me.

Per la prima volta mi sto cimentando con un copione (escludiamo per favore le pessime recite scolastiche). Non solo. Devo emulare alla perfezione tutto: timbro di voce, gesti, sguardo. 
Peccato che io non abbia le tette rifatte. Non che le voglia per carità, ma nel video alla tizia si vedono. A me no. Stasera metterò un sostegno. I famosi reggiseni push-up. Che poi servissero veramente a pushare qualcosa.
A parte le tette, non ho neanche il resto e il fatto che mi sia impegnata poco, accentuerà le mie mancanze. 
Non solo. Consacrerà l'odio reciproco tra me e Maloet. 

Perché secondo me c'è un velato odio. Eh.

Non so, ma ho questa impressione. Altrimenti non si spiegherebbe perché mi ha puntato una pistola vera alla tempia, rischiando di farmi piangere. 

Non ve l'ho detto? Beh sì. Una volta mi ha fatto raccontare un aneddoto con una scacciacani carica puntata alla tempia. Voleva lavorare sulla mia memoria emotiva. Li mortacci sua
Io sono tornata a casa sconvolta. 
Sono stata convincente sul palco, ma per un pelo ho rischiato di piangere per la paura.

Perché vogliamo parlare della lezione scorsa in cui ci ha fatto cadere ripetutamente sul palco? 
Il fantastico gioco prevedeva di imitare al meglio una caduta. Ognuno ne doveva fare una. Eravamo in otto, quindi otto cadute diverse. E se sbagliavi ripetevi. Inutile dirvi come sono tornata a casa. Perché io, come al solito, ho sbagliato. E non una volta. 
Mancava poco e mi dovevano mettere una protesi per ogni osso malridotto. 

Ovviamente questo è far teatro. Il resto poco importa. Che mi odi o no, intendo. 
Io lo odio quanto basta. Perché deve mettermi sempre in discussione. E io odio chi mi mette fastidiosamente in discussione. Solo per il gusto di farlo. Detto così Maloet sembra un mostro. Un po' lo è, ma di bravura ovviamente.

Comunque, non è di questo che voglio parlarvi. Anzi, vi do un consiglio. Fate un corso di teatro.
Vi sentirete dei minchioni sul palco (a volte sarete anche costretti a farlo), ma tutto quello che scoprirete di portare dentro sarà un enorme dono. Difficile anche da gestire.
Penso di essermi fatta un bel regalo con questo corso, altro che sedute dallo psicanalista. Anche se arriveranno pure quelle a breve. Restate sintonizzati.

Dicevamo del monologo. Di Agrado. Di questa donna che per tutta la sua vita ha cercato di rendere la vita gradevole agli altri. La domanda me la sono posta. Mi sono chiesta se ho reso gradevole la vita alle persone che ho incontrato e che incontro.

Non so se ho reso gradevole la vita ai miei genitori. Se provo a chiedere a mia madre qualcosa, ne viene fuori un papiro di lamentele. Salvo poi compiacersi che sono proprio la figlia che voleva: la prima della classe, la laureata da 110 e lode, quella che non è stata bene ma ha fatto tutto alla perfezione (o quasi), quella di cui prova a fidarsi, quella che sa che le risolve qualcosa al pc o al telefono. Poi fa niente se rompe i coglioni per tutto il resto. 

Mia sorella risponderebbe di no. Che ho reso la sua vita un inferno. Sì, a volte sono pessima. Anche se questa è una situazione così delicata che è meglio sorvolare.

I miei ex si lamenterebbero un po'. Soprattutto il mio ex storico. 
Sapesse quanto ha reso uno schifo la mia vita quando ero con lui. Ma gli dico grazie. 
Meno male che l'ho incontrato e che l'ho lasciato.
Gli altri potrebbero anche elogiarmi. In fondo non sono stata una cattiva compagna. Altrimenti adesso non sarebbero miei amici e miei confidenti.

Emme mi direbbe che nonostante la diversità abissale mi vuole bene. E se uno ti vuole bene, vuol dire che a te ci tiene e che, in fondo, gli rendi gradevole la vita. 
Non so se rendo tale la sua, mi rimprovera spesso il fatto di essere egoista, poco tenera, ecc. ecc. però lei di sicuro rende più gradevole la mia, di vita.

I miei amici si lamenterebbero (come gli ex). Ma sarebbero poco umani se non lo facessero. Sono sicura che anche per loro sono Agrado, altrimenti non mi starebbero accanto, per quanto permetto loro di farlo.

Ma oltre che gradevole sono molto autentica. 

Magari non so rispondere al dubbio che mi assale quando provo ad essere Agrado. Ma di una cosa sono sicura. Sono molto autentica. O almeno mi sforzo di essere tale.

Costa molto essere autentiche, e in questa cosa non si deve essere tirchie. Perché una è più autentica quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stessa.

E forse è proprio questo che rende la mia vita gradevole, e che per riflesso potrebbe renderla agli altri, il mio essere autentica.
Ho lavorato parecchio per esserlo, e devo rifinire ancora alcune cose. Non sarà un quadro perfetto, ma ci provo.

Ok, sono presuntuosa nel pensare questo. Quanto me la tiro a volte. O sempre.
Ma facciamo che per oggi me lo concedete. 



9 commenti:

  1. coraggio e poi aggiornaci sul dopo monologo di stasera :P

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  2. Non ho ben capito la differenza tra il tuo corso di teatro e il fight club...
    :))))
    No beh... É da provare.
    Io sarei tanto curiosa di provare, é una cosa che peró non mi ha mai sfiorata...

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    1. Io ho cominciato a pensarci negli ultimi due anni. Poi ad ottobre la scelta. Secondo me è da provare.

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  3. A volte essere autentici ha il suo apprezzo.
    Però se qualcuno ti resta accanto nonostante tutto, vedi Emme, vuol dire cheti vuole bene sopra ogni cosa e che in fondo riconosce quanto ti costa essere autentica.
    Io non so se lo sono. Forse vorrei esserlo un pò di più.

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    1. Lo sei, ne sono certa. Forse non ti (ci) impegni (amo) abbastanza per esserlo sul serio.

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  4. bisogna essere un pò presuntuosi.

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  5. ho un'amica a cui il teatro interessa tantissimo, a me invece non ha mai sfiorato l'idea di voler impersonare qualcuno, credo di farlo ogni mattina quando mi alzo dal letto ;)
    sai, con questo post sulla gradevolezza etc mi hai fatto venire in mente una vignetta dei peanuts ( li adoro) http://edoz.it/post/17231381916/mi-seccherebbe-essere-rispedito-indietro

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