venerdì 16 gennaio 2015

Via Brioschi 62.

A Natale, un mio amico mi ha regalato un libro.
L'ho lasciato sulla mia scrivania per tutto questo tempo, a nutrirsi e sporcarsi di polvere.
L'ho solo ogni tanto spostato per fargli credere che potesse avere un senso.
Il titolo mi faceva paura, perché è una promessa potente e, per certi versi, dolorosa.

Due giorni fa l'ho preso e aperto casualmente. Ci ho trovato due o tre frasi convincenti a tal punto da risucchiarmi per un'ora.
Ho letto un po' di pagine senza interrompermi. Con evidenziatore e matita alla mano. Non solo.

Sembrava che qualcuno mi stesse rispondendo. Che quel libro non fosse altro che la raccolta dei pensieri della mia vita. Di questo blog. Delle mie relazioni o pseudotali. Delle mie giornate e del mio passato. Ovviamente scritte con una penna impeccabile.

Non l'ho ancora terminato. Lo sto leggendo lentamente, sto studiando attentamente quello che c'è scritto. Vorrei tatuarmelo addosso. Perché so che potrebbe appartenermi in eterno.

E poi stamattina mi sono svegliata con una canzone in testa. Prima del solito. Con un mal di testa fotonico che credo non mi passerà senza che io non mi droghi di paracetamolo. Ormai sono assuefatta anche di quello.

Cosa prendere o lasciare.
Vorrei prendere un po' di coraggio. Lasciare le paure.
Vorrei prendere qualche consapevolezza, un po' di razionalità, qualche ti voglio bene da dedicarmi, un po' di sole, qualche rischio. Vorrei lasciare la noia, una dose piccola piccola di follia, l'inerzia, questo senso di indecisione troppo invadente.

Sono molto "un po'", "a volte", "ogni tanto". E invece vorrei non avere queste parole a definirmi. Vorrei essere e basta.

Puoi cambiare casa o città
colore di capelli
ma rimani e ti senti tu
sei sempre uguale
voglio conoscere che cosa c'è
in fondo a quel posto
con le luci, le pareti rosse.

 Ma cosa prendere o lasciare? 
Fammi rischiare
rimandare poi
voglio salvarmi
voglio buttarmi ancora.

Ma va bene, forse è giusto così,
tu riprenditi i tuoi sogni
ma perché dovrei aspettare in silenzio
dammi un senso
dammi un senso.
Ché non c'è niente che dura per sempre
tu sai fingere
fingere bene.

Ma cosa prendere o lasciare? 
Fammi rischiare
rimandare poi
voglio salvarmi
voglio buttarmi ancora.

Ricordi di te che oramai non ho più.

Ma cosa prendere?
Ricordi di te che oramai non ho più.
Cosa lasciare?
Ricordi di te che oramai non ho più.




3 commenti:

  1. A volte i libri la sanno così lunga su di noi, che c'è da aver paura!

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    Risposte
    1. Per questo non voglio mai smettere di leggere. Per sapere sempre più cose di me! ;)

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  2. Dall'altra parte i libri sono scritti da chi, come noi, ha provato quelle sensazioni. (Solo che loro sono più bravi a riordinare le frasi ed i concetti..)

    RispondiElimina

E ora dimmi cosa pensi...

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