giovedì 29 gennaio 2015

Anna C

Il mio monologo su Agrado ha avuto uno scarso successo. Ho recitato di merda, presa dall'ansia, ma non solo.
Maloet alla fine mi ha detto testuali parole si vede che non ti sei divertita nel farlo, non c'eri proprio. E non è dovuto all'ansia. Ti sei dimenticata che sei un trans (Agrado è un trans). 

Se ci fosse stata una lavagna, mi sarei nascosta dietro per la vergogna. Non solo, avrei pianto a dirotto, perché il pensiero era unico: come posso provare le emozioni di un altro, se non sono in grado di provare le mie? 
Sono tornata a casa con un senso enorme di sconforto, ripetendomi come un mantra che il teatro non fa per me e che è meglio lasciar perdere.

Però sono testarda e questa cosa mi sta piacendo troppo per abbandonarla.
Lunedì scorso l'ho rifatto e mi sono presa i complimenti del maestro. 
Questa volta è andata molto meglio, stando a quello che ha detto lui. E in effetti sul palco ero più sciolta, ho cercato di impostare la voce alla giusta tonalità e di divertirmi pensando di essere un trans.

Si è divertito anche lui che adesso mi ha affidato una nuova sfida....ANNA CAPPELLI. Chi è? 
Una pazza. Anche se io non la vedo come tale, nonostante il gesto che ha fatto non è proprio all'ordine del giorno. 

Anna Cappelli (opera ultima di Annibale Ruccello del 1986), è un lungo monologo di una giovane donna attraverso le tappe di un percorso lungo quattro anni. Si trasferisce a Latina da Orvieto, dove si innamora del suo capo Tonino Scarpa (siciliano), iniziando con lui una storia irregolare. Infatti pur di stare accanto al suo uomo, decide di andare a convivere con lui (in un' Italia degli anni 60) e la sua cameriera Maria. La vita di coppia però si rivela al di sotto delle aspettative, complicata dall'incompatibilità con Maria (vera padrona della vita di Tonino), fino al paradossale epilogo in cui Anna, appreso che Tonino ha ottenuto un trasferimento in Sicilia, lo uccide e decide di mangiarselo pezzo per pezzo fino a morirne. Bello eh??

La parte che mi spetta preparare vede Anna al capezzale di un letto che parla a Tonino che ha appena ucciso.

Ho odiato un po' Maloet, quando ho letto la trama dell'opera. Ancor più perché l'avevo pregato di non affidarmi parti drammatiche, perché sono una cippa in quelle comiche, figuriamoci in quelle tragiche. 
Ma adesso sono gasata per questa nuova parte (vi invito alla mia disfatta lunedì prossimo). 

Ok, Anna è pur sempre una cannibale (e io non lo sono, non ancora ahhahahah)...però...è il suo amore folle che mi affascina. E che forse inconsapevolmente mi appartiene. Così come mi appartengono i compromessi a cui è dovuta arrendersi, pur di viversi questa storia fuori dalle righe. 

Non puoi essere mio? Allora ti uccido. Troppo banale come semplificazione del gesto di Anna. 
C'è un desiderio di possessione completa nel suo folle gesto che la ragione umana, quella sana, mai potrà comprendere. Eppure è un desiderio così affascinante che è scevro di giudizi da parte mia, ma si nutre solo del mio immenso spirito di curiosità. 
Era necessario uccidere un uomo per averlo tutto per sé? No. E Anna se ne accorgerà dopo. Con allucinata disperazione, si renderà conto dell'irraggiungibilità dell'altro anche dopo la sua morte. 

Adesso non mi resta che leggere e rileggere. E pensare a tutte le Anna, che ci portiamo dentro. Compresa la mia. 
La bellezza del teatro sta proprio in questo, un po' come la storia di Pirandello che citavo nel mio post di ieri. Ti permette di essere uno, nessuno e centomila...persone distanti da te, o forse talmente simili da sorprenderti. 

In quasi 29 anni di vita credo di non essermi fatta regalo più grande, e anche se continuo a sostenere che non sarò mai un'attrice valida neanche per la sagra della porchetta di uno sperduto paese del sud, poco importa. 
L'universo (interiore) che mi si è aperto è talmente bello che basta ad abbandonare qualsiasi velleità artistica.

3 commenti:

  1. É un'ottima ragione per continuare! ;-)

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    1. Infatti credo che non smetterò, non per ora!

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  2. ti ha reso la vita proprio facile, eh? ( tono estremamente sarcastico ;) ) ma come dici tu è importante quello che la recitazione fa a te stessa! Io non ce la farei mai, quindi ammiro tantissimo chi ne è capace o comunque fa del suo meglio!

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